
Nel nostro secondo appuntamento con la rubrica “Dietro la cinepresa“, sveliamo i retroscena – che molte persone non conoscono – riguardante la genesi de “Gli ultimi giorni”, il primo film del Gart. “Eravamo in tre, con una telecamera, pochi soldi, tanto entusiasmo e una buona dose di follia – spiega Domeico - Sì, follia. Perché solo l’idea di realizzare un vero e proprio Film senza mezzi tecnici a disposizione, senza esperienza, con pochissimi soldi, e con nessuno a cui rivolgersi che avesse fatto qualcosa di simile prima di noi, era da veri e propri folli. Figuriamoci provare veramente a farlo! Eppure ci siamo buttati in quest’avventura, lasciando da parte timori, dubbi e paure, spinti solo dal fortissimo desiderio di realizzare quello che per noi era un grande sogno, il nostro grande sogno”. E così partì il progetto, anche se l‘idea iniziale del lungometraggio era, in verità, un’altra, come spiegato dagli stessi creatori.
BASTA POCO - “Avevo già pronto il titolo: Alle volte basta un niente – spiega Attilio – sì, lo so, pare più il titolo di uno spettacolo teatrale. Ma era un titolo provvisorio, in attesa di quello giusto. La storia era molto semplice. Parlava di tre ragazzi scapestrati, diversi in tutto, ma molto amici tra di loro. Alex, il protagonista, è appena stato mollato dalla tipa ed è in paranoia, gli altri due tentano di distrarlo, ma non c’è verso. Una mattina il protagonista vede passare vicino al “Centro” – che sarebbe poi l’Oratorio di San Bernardo - una ragazza bellissima di cui non conosce il nome. Subito prova ad informarsi sull’identità, ma i suoi amici non sanno aiutarlo. Le uniche informazioni riguardano il carattere di lei, estremamente chiuso: l’unico luogo sporadicamente frequentato dalla bella è proprio il Centro, che invece è accuratamente evitato dal terzetto, allergico ai “parrocchini” e a tutto quanto sa di Oratorio & affini”.
“Nel frattempo, si viene a scoprire che il Centro, causa penuria di giovani volontari, sta per chiudere. A questo punto Alex tenta la carta disperata: si propone, insieme ai due amici, di gestirne la riapertura, organizzando giochi e attività per i ragazzi. Questo è l’unico tentativo per provare ad incontrare di nuovo la misteriosa ragazza di cui si è invaghito. Naturalmente si scontra con i due amici, abituati a frequentare concerti rock e discoteche. Ma alla fine, spinti da spirito d’amicizia, decidono di aiutarlo.”
“Per farla in breve, dopo varie vicissitudini che vede il terzetto imbattersi in varie difficoltà e situazioni comiche, arriviamo al finale: il Centro è salvo grazie alla buona volontà dei tre, giovani in apparenza lontanissimi dal mondo parrocchiale. L’ultima sequenza è festosa, con tutto il Borgo che accorre per festeggiare i nostri eroi. Solo Alex è triste: della ragazza misteriosa nessuna traccia. Poi, all’improvviso, lei appare. E dimostra di sapere tutto di lui, con grande stupore del protagonista. Si scopre che è nientepopodimeno che un angelo. Ultima scena con bacio doveroso tra i due e la ragazza che scompare, letteralmente, all’orizzonte. Insomma: “Alle volte basta un niente” era una storia buffa, comica, un po’ fantastica, una favola dei giorni nostri”.
COME SI CAMBIA - La sceneggiatura era già pronta, i nomi dei potenziali interpreti anche. Poi, però, l’improvviso cambiamento di rotta. I creatori decidono di cambiare soggetto, virando su quello drammatico-bellico de Gli ultimi giorni. Come mai? E’ accaduto che era entrata, di prepotenza, la Storia con la s maiuscola, quella che, anche se in apparenza lontana dal nostro quotidiano, ci cambia la vita fissandosi indelebilmente nei nostri ricordi. Arrivò la tragedia dell’11 settembre 2001. “Inutile dire che, come tutti, ne rimanemmo colpiti – spiega Attilio – L’aria che si respirava in quei giorni, gli scenari che si prospettavano risvegliarono in tutto il mondo sentimenti di commozione. E di fervente patriottismo, persino tra i più insospettabili. Si iniziò a vivere in un clima ordinario di guerra: terrorismo, poi l’Afghanistan, l’Iraq. I tg con le edizioni straordinarie. Accantonai allora il progetto iniziale e mi indirizzai verso qualcosa che, attraverso le armi, potesse parlare di speranza, di pace. E scelsi una storia del nostro passato, accaduta nel Borgo in tempi di guerra, ma che potesse essere una metafora del nostro presente, e futuro. Così nacque “Gli ultimi giorni”.
E NIENTE FU PIU’ LO STESSO - “Ricordo ancora la prima riunione organizzativa, l’abbiamo fatta a casa dei miei genitori (allora era anche casa mia…) – spiega ancora Domenico - in una data impossibile da dimenticare: proprio l’11 settembre 2001. Era sera, e mentre noi cominciavamo a mettere in piedi la nostra impresa cinematografica, ricordo che sentivamo mio padre al piano di sotto davanti ai tg della sera che informavano continuamente sulla tragedia delle Torri Gemelle. Insomma, è stata una riunione storica in una data storica…. Da quel giorno infatti il mondo non sarebbe stato più lo stesso…. E neanche Borgo San Bernardo sarebbe stato più lo stesso… perché stavano per emergere i Ragazzi del Film”.

Le scarpe da ginnastica di Ruuus, ormai icona cult del film.
SPRINT FINALE - Dopo una settimana di pausa, parte lo “sprint finale” delle riprese, per arrivare alla conclusione del primo episodio entro la fine dell’anno. Il prossimo appuntamento è per martedì 23 dicembre, al mattino, a Villa Tumedei.