Dietro la cinepresa/3 – La steadicam

5 06 2009

Steadicam

Nella terza puntata di “Dietro la cinepresa”, il nostro spazio dedicato ai retroscena e alle curiosità sui metodi di lavorazione del Gart, affrontiamo per la prima volta un aspetto tecnico, parlando della “steadicam”, introdotta dalla troupe dei ragazzi di San Bernardo per la prima volta in Ogni volta che sei con me e utilizzata tuttora nelle riprese di Secretly.

La steadicam è un sistema di stabilizzazione per le videocamere che isola meccanicamente il suo movimento da quello dell’operatore permettendo la realizzazione di riprese altamente fluide, anche quando l’operatore si muove velocemente su di una superficie sconnessa. In sostanza integra la stabilità di un cavalletto tradizionale con la fluidità dei movimenti di un carrello e la flessibilità di una camera portata mano.

La realizzazione di riprese in movimento senza la steadicam sono realizzabili:

  • Montando la videocamera su di un carrello, un operazione che richiede troppo tempo per il set up (soprattutto su terreni scoscesi) in rapporto alle possibilità che offre (una sola direzione); 
  • Portando la videocamera a mano, una tecnica con cui neanche l’operatore migliore al mondo riesce ad essere stabile ma che viene ancora ampiamente utilizzata nei documentari, nei telegiornali, nei reportage, e anche nel cinema quando è necessario evocare un’atmosfera di autenticità durante scene particolarmente drammatiche. 
Stanley Kubrick e Garrett Brown sul set di Shining

Stanley Kubrick e Garrett Brown sul set di Shining

La steadicam fu inventata nel 1976 dal cameraman Garrett Brown, il suo primo utilizzo avvenne nel film Questa è la mia terra ma sfondò definitivamente con Rocky. Tuttavia il prototipo che era stato utilizzato era ancora troppo ingombrante, pesante e difficile da maneggiare cosicché Brown, in collaborazione con il regista Stanley Kubrick, si dedicò alacremente ad apportare tutte quelle migliorie e modifiche che sfoceranno, a cavallo tra il 1979 e il 1980, nella steadicam così come la conosciamo oggi permettendo di realizzare quella che è rimasta, ad oggi, la sua migliore applicazione: il capolavoro Shining. Da allora la steadicam è diventata una componente immancabile all’interno delle produzioni cinematografiche di Hollywood e non solo.

Garret Brown collabora tutt’ora con la Tiffen (società leader nella realizzazione di prodotti per il cinema e la televisione) alla progettazione e allo sviluppo dei vari modelli di steadicam.

L’ultimo prodotto, inventato e commercializzato nel 2005, si chiama Steadicam Merlin ed è il modello che utilizza il Gart. Per vedere in un video-clip di 5 minuti la storia della steadicam all’interno del cinema: www.steadishots.org/steadicamMontage.cfm 
Diteci quanti film riconoscete, qual’è il vostro preferito o qualunque altro vostro pensiero al riguardo.

Nel prossimo appuntamento vedremo in dettaglio la realizzazione e l’utilizzo della steadicam all’interno dei nostri lavori, in particolare verrà raccontata la costruzione della steadicam utilizzata nel vecchio film e parleremo dell’acquisto della Steadicam Merlin per il telefilm e ciò che esse hanno permesso di realizzare. Se vi è piaciuto questo posto e volete ulteriori chiarimenti, approfondimenti, curiosità, info scrivetecelo nei commenti. Grazie!





Dietro la cinepresa/2: quando subentra la Storia

17 12 2008

11-settembre

Nel nostro secondo appuntamento con la rubrica “Dietro la cinepresa“, sveliamo i retroscena – che molte persone non conoscono – riguardante la genesi de “Gli ultimi giorni”, il primo film del Gart.  “Eravamo in tre, con una telecamera, pochi soldi, tanto entusiasmo e una buona dose di follia – spiega Domeico - Sì, follia. Perché solo l’idea di realizzare un vero e proprio Film senza mezzi tecnici a disposizione, senza esperienza, con pochissimi soldi, e con nessuno a cui rivolgersi che avesse fatto qualcosa di simile prima di noi, era da veri e propri folli. Figuriamoci provare veramente a farlo! Eppure ci siamo buttati in quest’avventura, lasciando da parte timori, dubbi e paure, spinti solo dal fortissimo desiderio di realizzare quello che per noi era un grande sogno, il nostro grande sogno”. E così partì il progetto, anche se l‘idea iniziale del lungometraggio era, in verità, un’altra, come spiegato dagli stessi creatori.

BASTA POCO - “Avevo già pronto il titolo: Alle volte basta un niente – spiega Attilio – sì, lo so, pare più il titolo di uno spettacolo teatrale. Ma era un titolo provvisorio, in attesa di quello giusto. La storia era molto semplice. Parlava di tre ragazzi scapestrati, diversi in tutto, ma molto amici tra di loro. Alex, il protagonista, è appena stato mollato dalla tipa ed è in paranoia, gli altri due tentano di distrarlo,  ma non c’è verso. Una mattina il protagonista vede passare vicino al “Centro” – che sarebbe poi l’Oratorio di San Bernardo - una ragazza bellissima di cui non conosce il nome. Subito prova ad informarsi sull’identità, ma i suoi amici non sanno aiutarlo. Le uniche informazioni riguardano il carattere di lei, estremamente chiuso: l’unico luogo sporadicamente frequentato dalla bella è proprio il Centro, che invece è accuratamente evitato dal terzetto, allergico ai “parrocchini” e a tutto quanto sa di Oratorio & affini”.

“Nel frattempo, si viene a scoprire che il Centro, causa penuria di giovani volontari, sta per chiudere. A questo punto Alex tenta la carta disperata: si propone, insieme ai due amici, di gestirne la riapertura, organizzando giochi e attività per i ragazzi. Questo è l’unico tentativo per provare ad incontrare di nuovo la misteriosa ragazza di cui si è invaghito. Naturalmente si scontra con i due amici, abituati a frequentare concerti rock e discoteche. Ma alla fine, spinti da spirito d’amicizia, decidono di aiutarlo.”

“Per farla in breve, dopo varie vicissitudini che vede il terzetto imbattersi in varie difficoltà e situazioni comiche, arriviamo al finale: il Centro è salvo grazie alla buona volontà dei tre, giovani in apparenza lontanissimi dal mondo parrocchiale. L’ultima sequenza è festosa, con tutto il Borgo che accorre per festeggiare i nostri eroi. Solo Alex è triste: della ragazza misteriosa nessuna traccia. Poi, all’improvviso, lei appare. E dimostra di sapere tutto di lui, con grande stupore del protagonista. Si scopre che è nientepopodimeno che un angelo. Ultima scena con bacio doveroso tra i due e la ragazza che scompare, letteralmente, all’orizzonte. Insomma: “Alle volte basta un niente” era una storia buffa, comica, un po’ fantastica, una favola dei giorni nostri”.

iraqCOME SI CAMBIA - La sceneggiatura era già pronta, i nomi dei potenziali interpreti anche. Poi, però, l’improvviso cambiamento di rotta. I creatori decidono di cambiare soggetto, virando su quello drammatico-bellico de Gli ultimi giorni. Come mai? E’ accaduto che era entrata, di prepotenza, la Storia con la s maiuscola, quella che, anche se in apparenza lontana dal nostro quotidiano, ci cambia la vita fissandosi indelebilmente nei nostri ricordi. Arrivò la tragedia dell’11 settembre 2001. “Inutile dire che, come tutti, ne rimanemmo colpiti – spiega Attilio – L’aria che si respirava in quei giorni, gli scenari che si prospettavano risvegliarono in tutto il mondo sentimenti di commozione. E di fervente patriottismo, persino tra i più insospettabili. Si iniziò a vivere in un clima ordinario di guerra: terrorismo, poi l’Afghanistan, l’Iraq. I tg con le edizioni straordinarie. Accantonai allora il progetto iniziale e mi indirizzai verso qualcosa che, attraverso le armi, potesse parlare di speranza, di pace. E scelsi una storia del nostro passato, accaduta nel Borgo in tempi di guerra, ma che potesse essere una metafora del nostro presente, e futuro. Così nacque “Gli ultimi giorni”.  

E NIENTE FU PIU’ LO STESSO - “Ricordo ancora la prima riunione organizzativa, l’abbiamo fatta a casa dei miei genitori (allora era anche casa mia…) – spiega ancora Domenico - in una data impossibile da dimenticare: proprio l’11 settembre 2001. Era sera, e mentre noi cominciavamo a mettere in piedi la nostra impresa cinematografica, ricordo che sentivamo mio padre al piano di sotto davanti ai tg della sera che informavano continuamente sulla tragedia delle Torri Gemelle. Insomma, è stata una riunione storica in una data storica…. Da quel giorno infatti il mondo non sarebbe stato più lo stesso…. E neanche Borgo San Bernardo sarebbe stato più lo stesso… perché stavano per emergere i Ragazzi del Film”.

Le scarpe da ginnastica di Ruuus, ormai icona cult del film.

Le scarpe da ginnastica di Ruuus, ormai icona cult del film.

 

SPRINT FINALE - Dopo una settimana di pausa, parte lo “sprint finale” delle riprese, per arrivare alla conclusione del primo episodio entro la fine dell’anno. Il prossimo appuntamento è per martedì 23 dicembre, al mattino, a Villa Tumedei.





Dietro la cinepresa/1

3 11 2008

Dopo l’estenuante tour de force a cui si è sottoposto il povero Max Manzo, chiamato dagli organizzatori a una doppia sessione di riprese tra venerdi e domenica pomeriggio, nel polveroso laboratorio del don riadattato per l’occorrenza dai scenografi, il Gart si prende una settimana di vacanza. Niente riprese, dunque, l’8 e il 9 novembre: si riprende, probabilmente, nei giorni successivi per recuperare la scena saltata domenica per indisponibilità di una delle componenti del cast (alla faccia della privacy, diciamo nome e cognome: Rachel, a letto con la febbre! Ecco cosa significa fare le ore piccole ad Halloween…).

Per colmare il vuoto di questa settimana, inauguriamo la rubrica ‘Dietro la cinepresa’, che proverà a svelare ai ragazzi più giovani dei gruppi (ma non solo) qualche curiosità legata ai due precedenti prodotti del Gart. Iniziamo, naturalmente, con ‘Gli ultimi giorni‘ e la famigerata sequenza della sparatoria tra partigiani e tedeschi nella prima parte del film.

LA’ DOVE C’ERA L’ERBA… – Le riprese della battaglia si svolsero per ben tre-quattro giorni di settembre nel 2003, nel bosco dietro via Stea, all’altezza del ponte di ferro (oggi quel bosco, come molti di voi avranno potuto notare nelle loro pomiciate notturne, non esiste più). Per sopperire alla mancanza di suoni adatti, gli spari di pistole e fucili furono ricreati gettando… petardi, qua e là, co il rischio di assordare qualche attore (vero, Princi?). Idem per il fumo provocato dalle bombe. Ricordiamo, tra gli interpreti, anche un inedito Daniele Cortassa (impegnato in un furioso corpo a corpo con magrissimo Matteo Cappello), e un ragazzo che si affacciava per la prima volta, timidamente, sulla ribalta sanbernardese: Simone Pecchio. Tra i soldati vediamo anche un giovanissimo Daniele Cappello (alla sua prima prova importante) nella parte del nemico lasciato scappare dal protagonista. Una curiosità: la sequenza dell’agguato a Franceschino Agasso richiama un fatto storico realmente avvenuto: la morte per mano tedesca del giovanissimo Giuseppe Rolle in quel di Salsasio.

PRINCI MORTO E RISORTO – Non tutti sanno che nella stesura iniziale della sceneggiatura, nella battaglia il personaggio di Rinaldi (interpretato da Princy) doveva morire per ultimo, in una drammatica sparatoria, circondato dall’intera formazione tedesca. Successivamente, lo sceneggiatore cambiò versione, ’salvando’ il personaggio e facendolo tornare nel finale del film, perché voleva far intendere allo spettatore che qualche partigiano della squadra s’era salvato.

IO SONO GIOBERGIA - Infine, una menzione particolare non può che spettare al mitico Stefano Giobergia, stoico nella scena dell’uccisione del suo personaggio. Colpito a morte dai proiettili del tedeschi, il prode Stefano cadde a terra su una parte del bosco non propriamente erbosa… nonostante questo, continuò a recitare senza interrompere le riprese. Un vero professionista. Da leggenda. Alla prossima puntata!